Quando sentiamo parlare di "dolori articolari", spesso tendiamo a fare di tutta l'erba un fascio. Tuttavia, in medicina, distinguere tra artrosi e artrite è fondamentale per impostare il trattamento corretto. Sebbene entrambe le condizioni colpiscano le articolazioni e causino dolore, rigidità e limitazione dei movimenti, le loro strade si dividono già all'origine: una è legata all'usura e alla degenerazione, l'altra a un processo infiammatorio o autoimmune. In questa guida approfondiremo le differenze chiave, imparando a riconoscere i segnali del corpo e scoprendo come l'approccio integrato, con l'aiuto della terapia manuale, possa migliorare la qualità della vita.
L'Artrosi: La Malattia Degenerativa
Generalmente, quando si legge il suffisso “-osi” siamo di fronte a una problematica di degenerazione. È il caso dell'artrosi, una patologia cronica legata all'usura della cartilagine. È la problematica articolare più comune ed è strettamente correlata all'invecchiamento, sebbene non ne sia l'unica causa.
- Il Meccanismo: La cartilagine, il tessuto che ammortizza l'attrito tra le ossa, si assottiglia gradualmente. Con il tempo, l'osso sottostante reagisce ispessendosi e producendo dei becchi ossei chiamati osteofiti.
- Chi colpisce: Più frequentemente persone sopra i 50 anni, sportivi con traumi pregressi o persone in sovrappeso.
- Sintomi tipici: Il dolore è di tipo "meccanico": peggiora quando ci si muove e migliora con il riposo. La rigidità mattutina, generalmente, dura meno di 30 minuti.
- Articolazioni comuni: Anca, ginocchio, colonna vertebrale e le articolazioni terminali delle mani.
L'Artrite: L'Infiammazione in Corso
Quando si legge il suffisso “-ite” siamo di fronte a una problematica infiammatoria. È il caso dell'artrite, termine che descrive diverse condizioni infiammatorie. La forma più nota è l'artrite reumatoide, una patologia autoimmune dove il sistema immunitario attacca la membrana sinoviale (il rivestimento dell'articolazione) generando dolore e limitazioni funzionali.
- Il Meccanismo: L'articolazione viene aggredita da un processo infiammatorio acuto o cronico. Questo causa gonfiore, accumulo di liquido (edema) e calore locale. Se non trattata, l'infiammazione può far degenerare l'articolazione.
- Chi colpisce: Può insorgere a qualsiasi età, anche nei bambini (artrite idiopatica giovanile). È spesso legata a fattori genetici o “disfunzioni” del sistema immunitario.
- Sintomi tipici: Il dolore è di tipo "infiammatorio": è presente anche a riposo (spesso di notte) e migliora leggermente con il movimento. La rigidità mattutina è prolungata, superando spesso l'ora.
- Segnali sistemici: A differenza dell'artrosi, l'artrite può causare febbre, stanchezza cronica e malessere generale.
Diagnosi e Approcci Terapeutici
La diagnosi differenziale è il compito del medico specialista (reumatologo o ortopedico).
- Per l'Artrosi, la diagnosi è prevalentemente clinica e radiografica (RX),che mostra la riduzione dello spazio articolare.
- Per l'Artrite, sono fondamentali gli esami del sangue per ricercare indici di infiammazione (PCR, VES) o anticorpi specifici (Fattore Reumatoide, anti-CCP).
Mentre per l'artrite la terapia farmacologica (biotecnologici, immunosoppressori) è il pilastro fondamentale, per l'artrosi la gestione è basata sul controllo del peso, l'esercizio fisico e la terapia manuale.
Conclusioni: Il ruolo dell'osteopata
In entrambi i casi siamo di fronte a problematiche degenerative, quindi l'osteopatia non può rappresentare la soluzione ma si rivela un alleato prezioso, per migliorare i sintomi e rallentarne la progressione.
Nell'artrosi, l'osteopata lavora per ottimizzare la biomeccanica. Trattando le articolazioni a monte e a valle di quella colpita, aiuta a ridistribuire i carichi, riducendo il sovraccarico e rallentando il processo degenerativo. Attraverso tecniche di mobilizzazione, aiuta a mantenere il liquido sinoviale “attivo”, nutrendo la cartilagine residua.
Nell'artrite, l'intervento osteopatico avviene solitamente nelle fasi di remissione (quando l'infiammazione acuta è sotto controllo farmacologico). L'obiettivo è contrastare le rigidità permanenti e migliorare il drenaggio linfatico e venoso dell'articolazione, riducendo la sensazione di gonfiore e migliorando la situazione generale.
In sintesi, l'osteopata non si limita a trattare il sintomo, ma cerca di restituire al corpo la migliore funzionalità possibile, permettendo al paziente di convivere con queste patologie in modo più sereno e dinamico.
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Bibliografia
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